Lamezia: Fiera agricola necessaria una seria programmazione

Lamezia Terme – (di Giovanni Mazzei) – “La fiera agricola di Lamezia Terme… Passato, presente, futuro”. E’ stato il tema di fondo di un incontro-dibattito svoltosi questa mattina nella palestra dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura e per Odontotecnici di Lamezia Terme.
Oratori principali dell’incontro sono stati lo storico Saverio Tropea, la dottoressa Viviana Longo e il presidente di ConfAgricoltura Calabria Alberto Statti. Tra i relatori anche la senatrice pentastellata Bianca Laura Granato, la docente di Diritto Privato presso l’UniCZ Aquila Villella, l’ex presidente EnteFiera Maurizio Vento. I lavori sono stati conclusi dal Commissario Prefettizio Francesco Alecci. L’incontro-dibattito è stato moderato dal professore Giuseppe Pugliano che in un breve intervento introduttivo ha presentato la scuola, ribadendo la gravità del mancato sviluppo e della attuale cessazione della fiera agricola ricollegando il tutto a un mancato sviluppo di una mentalità agricola di maggior respiro.
La parola è poi passata al direttore scolastico Antonio Caligiuri, propiziatore del rilancio, a seguito di un periodo di flessione, dell’istituto di via Savutano dopo l’accorpamento con l’ISS L. Costanzo di Decollatura. La speranza per Caligiuri è che la scuola nella zona sud di Sambiase possa veicolare uno sviluppo tanto dell’agricoltura e delle tecnologie agricole, quanto e soprattutto dei ragazzi.
“Le due cose viaggiano su un binario comune, noi stiamo andando incontro a ciò con la promozione, per esempio, di corsi per il pilotaggio dei droni necessari alle moderne agricolture di precisione.” Scopo dell’istituto è quello di incentivare una mentalità legata all’agricoltura non solo di declinazione impiegatizia ma imprenditoriale.

Dal canto suo la senatrice M5S Bianca Laura Granato, nel porgere i propri saluti, ha apprezzato che il dibattito si tenesse in un istituto scolastico, in quanto “è molto importante svolgere questa amalgama tra scuola e istituzioni, per coinvolgere i ragazzi nello sviluppo di un territorio a grande vocazione agricola e commerciale. Una formazione dei giovani che offra loro le competenze per poter porre in relazione il settore primario con tutti gli altri fattori economici, per impedir loro, in tal modo, di dover lasciare la propria terra costringendoli ad emigrare.”
Il compito di volgere lo sguardo indietro e relazionare la storia della fiera è stato affidato a Saverio Tropea.
Partendo dalle origini della antica fiera di San Biagio, di epoca basiliana, la quale si svolge nei primi giorni di febbraio nel centro storico di Cafaldo, si è arrivati al “comitato presieduto dal professor Antonio Zaffina che negli anni ‘60 tento di sviluppare una fiera parallela a quella di tradizionale che si concentrasse sulle novità del settore agrario”.
La prima esposizione fieristica di questo tipo si svolse a piazza Fiorentino nel 1966.
“Intorno alla fiera si creò un grande entusiasmo, motivato anche dall’arrivo nella macchina organizzativa di altri due partecipanti la Camera di Commercio e il Comune di Lamezia Terme, nato da poco. Dalle esposizioni originarie in piazza Fiorentino, si passò a piazza Botticelli e poi ancora nei cortili dell’istituto scolastico Enrico Borrello, dove la fiera ebbe luogo per lungo tempo”.
Si assiste poi al declino della fiera per motivi che, secondo Tropea, vanno ricercati “nel mancato interesse degli enti finanziatori della fiera dopo la morte dell’ex senatore Giuseppe Petronio.
Non vi è stato da parte delle amministrazioni il coraggio per andare oltre il momento di disinteresse, dando della fiera l’idea più di un peso che di una possibilità per il territorio”.
Ricordati da parte di Tropea anche le figure di: Francesco Sirianni, Gianni Renda, Franco Brunetti, Gianni Lucchino, e Pino Cosentino.
Dopo l’approfondito l’excursus storico si è passati a una possibile nuova dimensione fieristica futura. Il presidente dell’associazione “Fieramente Sud”, Viviana Longo, ha proposto un nuovo modello di fiera che rivolga la sua offerta non più a un pubblico di massa ma a un’utenza specializzata, una nuova dimensione fieristica che “metta a confronto nuovi modelli di business, che tramite partnership e sinergie nuove possa raggiungere obiettivi e finalità innovative, responsabili della gestione economico finanziaria necessaria.
La nostra proposta è una quella di guardare alle nuove tecnologie realizzando un grande evento sull’AgriTech a livello nazionale. Un nuovo concetto di fiera che non sia mera esposizione di un prodotto ma un travaso di conoscenze messe a disposizione di un’utenza settoriale”.
La visione del mondo fieristico dal punto di vista imprenditoriale che offre Alberto Statti è, invece, decisamente più dura ed è rivolta a una mala gestione tanto organizzativa quanto politica.
“Attualmente il metodo fieristico è in crisi dappertutto, da noi però denota una completa mancanza di programmazione. Lo storico Tropea ha parlato di miopia imprenditoriale, io direi miopia politica e il commissariamento è prova di ciò. Non si può più pensare alla bancarella ma a una fiera moderna, 4.0, un evento che diventi non solo nazionale ma attrattivo per tutto il bacino del mediterraneo, per far ciò bisogna però dire addio alla politica della ‘mbasciata. Vi è un estremo bisogno non di spendere bensì di investire, solamente così vi potrà essere un effettivo ritorno e non una perdita”.

Chiamato in causa anche dalla piega del discorso, Maurizio Vento, già presidente dell’EnteFiera, che ha raccontato come la situazione alla sua nomina fosse già insostenibile: “ nonostante gli sforzi non riuscimmo a rilanciare le sorti della fiera. Il trasferimento nell’area mercatale da un lato ha ridato appeal all’evento ma dall’altro risultò eccessivamente dispendioso per le casse già dissanguante dell’ente. Organizzammo allora nel mercato coperto di Piazza Botticelli, ma è poi mancata una programmazione che facesse andare avanti l’evento: con i soli incassi non vi erano abbastanza risorse per proseguire, così giunsero le mie dimissioni”.
Franco Dattilo, presidente della “Associazione Nazionale esperti, periti e consulenti tecnici” e Aquila Villella, docente presso l’università Magna Grecia, hanno auspicato, nei loro saluti, un cambiamento concreto di mentalità e l’esigenza di responsabilizzare le nuove generazioni partendo proprio dalle scuole.
Giunti alla fine del lungo dibattito, caratterizzato anche da momenti di bagarre dovuti ad alcuni interventi dal pubblico e incursioni inattese, la parola è passata, per l’intervento conclusivo, al commissario prefettizio del comune di Lamezia Terme Francesco Alecci:
“È essenziale che gli artefici si prendano le responsabilità di questa cattiva gestione. I cattivi gestori della fiera hanno presentato come irrealizzabile un’inversione di rotta ma da una nostra analisi – verificando la mole debitoria – crediamo che uno sviluppo possa essere attuato.
Per una riproposizione sensata della fiera vi è bisogno, però, di trovare di un luogo dove poterla effettivamente svolgere, funzionale e senza eccessi; c’è bisogno di pianificazione finanziaria, di programmazione e sforzo politico, oltre a una ridefinizione del profilo contenutistico.
Il comune si è ritrovato da solo a far fronte a queste situazione, visto il cessato apporto da parte di Camera di Commercio e FIMPA e per le casse lametine ciò è attualmente insostenibile.
Non bisogna guardare solo il passato con nostalgia o immaginare un futuro radioso, vi è bisogno di programmazione seria.
Uno strumento organizzativo con all’interno il Comune di Lamezia Terme non è possibile con la presidenza commissariale, lo sarà se la politica lametina smetterà di guardare a ciò che è stato ma si concentrerà su ciò che è e su come migliorare.
I commissari andranno via ma la città deve recuperare la propria dignità per consegnare ai giovani un futuro effettivo”.