Lamezia: domani la terza giornata del festival Fare Critica

Lamezia Terme Domani sarà la terza giornata di Fare Critica, il festival interamente dedicato alla critica teatrale e cinematografica diretto da Gianlorenzo Franzì, in corso di svolgimento nella città di Lamezia Terme (presso il Chiostro di San Domenico) che si chiuderà sabato 23 febbraio.
Le attività inizieranno la mattina, alle ore 9:30, con l’allegorico Moby Dick da Melville, spettacolo per l’infanzia con Maurizio Stammati, adattato dal Centro R.A.T. – Teatro dell’Acquario, storica cooperativa teatrale cosentina diretta da Antonello Antonante e Dora Ricca, entrambi Premio Speciale UBU (2018) per il loro ininterrotto impegno nell’organizzazione e divulgazione del teatro in Calabria.
Nel pomeriggio, alle ore 17:30 (Sala 1), continueranno le consuetudinarie proiezioni dei capolavori d’inizio Novecento del cineasta Georges Méliès: il primo film che verrà proiettato, Barbe-bleue (1901), riprende la storia di Barbablù e delle sue famose mogli assassinate nel castello; seguirà il film Le pantoufle merveilleuse (1912), adattamento della favola di Cenerentola.

A partire dalle ore 18:00, in Sala 1, inizieranno gli incontri con gli ospiti di giornata: si partirà con uno degli “eventi collaterali”, l’incontro tra Giuseppe Soluri (Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria) e la giornalista Maria Scaramuzzino. Seguirà l’incontro con Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, che insieme costituiscono una delle realtà teatrali più eclettiche del teatro contemporaneo, impegnati a riflettere sui temi urgenti dell’attualità attraverso spettacoli parodistici.

A seguire ci sarà un intervento – destinato sempre ai temi del teatro – di Antonello Antonante e Dora Ricca e, infine, Mario Mattia Giorgetti, noto attore e regista teatrale e cinematografico, nonché interprete adorato da Carlo Lizzani e storico direttore della rivista Sipario.

Dalle ore 21:00 (Sala 2) si terrà lo spettacolo di grande successo diretto e interpretato dal duo Carullo-Minasi, Due passi sono (2011): in un rapporto di apparente normalità, un uomo e una donna, nel cicaleccio ossessivo di un linguaggio di coppia, elaborano una lingua tra Sicilia e Calabria in cui va a consolidarsi l’insostenibile malattia dei rapporti. Lo spettacolo, ricco di echi filosofici sulla natura dell’arte, ha goduto di importanti riconoscimenti nel corso degli anni, tra i quali il Premio Scenario per Ustica 2011 e il Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro 2017.