Lamezia: Cotticelli contrario all’aggregazione del Giovanni Paolo II

Lamezia Terme – (di Giovanni Mazzei) – Gli sviluppi previsti dall’aggregazione delle due aziende ospedaliere catanzaresi Pugliese-Ciaccio e Materdomini universitario, e l’accorpamento a queste due grandi realtà della sanità regionale anche dell’ospedale di Lamezia, con il suo possibile inserimento in tale operazione, è stato al centro dell’incontro tenutosi ieri organizzato dalla sezione lametina del Movimento 5 Stelle.
Un incontro molto partecipato – data la spinosità dell’argomento – che ha visto in platea presenti anche il sindaco di Lamezia Terme Paolo Mascaro e il Presidente del Consiglio Comunale Salvatore De Biase, e la presenza dell’onorevole della Lega Domenico Furgiuele.
L’altro rappresentante lametino alla Camera dei Deputati l’avvocato Giuseppe D’Ippolito è, invece, seduto al tavolo dei relatori, insieme a lui hanno partecipato alla discussione anche il commissario governativo Saverio Cotticelli, l’esponente del meetup di Lamezia Dariush Assadi, Filippo Maria Larussa, segretario regionale Assao-Assomed, Gianluigi Scaffidi, già dirigente regionale del settore Piano di rientro.
Primo a intervenire sulla situazione – in maniera estremamente diretta e senza mezzi termini – è stato il commissario straordinario Cotticelli, il quale se da una parte si dichiara favorevole all’unione delle aziende ospedaliere catanzaresi, d’altra parte considera assolutamente priva di senso l’accorpamento in tale dinamica anche dell’ospedale lametino.
“Nelle varie discussioni – esprime Cotticelli – mai si era affrontato la possibilità di un’integrazione anche dell’ospedale di Lamezia. È ora impossibile pensare ciò: perché l’unione di questi due giganti schiaccerebbe senz’altro la realtà di Lamezia. Bisogna invece valorizzare l’indipendenza dell’ospedale di Lamezia, così come quello di Soverato e Soveria, ad esso collegati, i quali sono indispensabili per i propri territori. Lamezia deve essere in crescita e non può avere, e non può permettersi, di avere strutture in questo caso ospedaliere non all’altezza. Le fusioni corrispondono spesse volte a accorpamenti e/a sottomissioni e ciò non può avvenire, perciò impugnerò la legge opponendomi al protocollo d’Intesa: Lamezia non dovrà essere presente in questa dinamica integrativa. Affronterò eventuali ricorsi: voglio solo fare il bene di questa terra.
Finora non si sono avuti i poteri necessari per intervenire ma ora il ministro della Salute Grillo, su mia esplicita richiesta, ha concesso ai commissari i poteri necessari per intervenire: dal punto di vista amministrativo e finanziario c’è bisogno di trasparenza, iniziando un vero e proprio turnover a livello dirigenziale. C’è bisogno anche di denunciare tutti i profili che hanno responsabilità penale. Bisogna far funzionare bene il pubblico, ciò che è pagato dallo stato, perché lo Stato spende ma poi nella messa in pratica nulla funziona e ciò è inaccettabile, specie in una regione che offre poi il meglio delle professionalità italiane: infatti i migliori medici sono calabresi e migliori professori universitari sono calabresi”.
In seguito alle dichiarazioni del commissario Cotticelli, l’attivista e farmacista Assadi ha illustrato tramite slide e dati i concetti d’equità alla salute e d’equità alla sanità: “in Calabria ammontano a ben 130 milioni le perdite al 2018. Si spende ma si spende male, infatti la nostra regione risulta ultima per qualità sanitaria offerta”. “Bisognerebbe interrogarsi – spiega Assadi – sul modello di sanità offerto, andando a potenziare e valorizzare quelle strutture territoriali che costituiscono la vera spina dorsale su cui deve reggersi l’intero sistema sanitario regionale. L’ospedale Giovanni Paolo II fa parte dell’Asp, insieme a Soveria e Soverato, ma ha a che fare con un bacino d’utenza ben maggiore, con un sistema di infrastrutture che fanno di esso un ospedale baricentrico per l’intera regione”.
Dopo l’approfondita disamina a prendere la parola è stato l’onorevole D’Ippolito.
“La proposta d’integrazione prevede l’aggregazione di ospedali di tipo Spock, come Lamezia, in ospedali di tipo Hub come il Pugliese. Questo però è un modo di procedere schizofrenico. A un anno circa dalle elezioni regionali in Calabria, le ragioni di tale proposta di integrazione vanno ricondotte a un tentativo di conquistare posti di potere che contano, e nella sanità i posi di potere contano tantissimo, vista la gestione di soldi e di risorse umane poco importa se le scelte sbagliate ricadranno sui cittadini.
Tale integrazione è immotivata anche da un punto di vista giuridico, vale a dir costruire un grattacielo senza le fondamenta. È impossibile incorporare un soggetto bene in salute con un che sta male”.
Le responsabilità vanno imputate secondo il parlamentare M5S verso i consiglieri regionali, che vengonodefiniti “soloni” da D’Ippolito: “una mattina il consigliere Tonino Scalzo si è svegliato pensando d’inserire Lamezia all’interno dell’aggregazione delle due aziende catanzaresi pensando di ricavarne un tornaconto elettorale. Questa legge è una bella cornice ma manca il quadro!
Un’ipotesi per cambiare è quella di far sì che non sia più la classe politica che governa la regione Calabria a scrivere i protocolli. Basta che il governo nomini un soggetto attuatore di questa normativa e i vari protocolli troveranno soluzioni più adeguate: ad impossibilia nemo tenetur.”
Anche il sindacalista Larussa si accoda ai temi già espressi: “Lamezia non è una realtà piccola che può passare inosservata, tant’è che sono previste nuove assunzioni fra medici e primari; fiore all’occhiello è poi neurologia dove si può fare a costo quasi zero una stroke unit per salvare da morte certa o lesioni invalidanti permanenti i soggetti colpiti da ictus, attraverso una trombo-lisi.
Noi siamo rete con Soverato e Soveria: non possiamo abbandonare i nostri territori. c’è bisogno di rotazione amministrativa, là dove c’è il business non possono esserci sempre gli stessi nomi”.