Lamezia: incontro all’Uniter sulla educazione sentimentale

Lamezia Terme – (di Giovanni Mazzei) – Si è svolto ieri, 10 aprile 2019, presso l’Uniter di Lamezia Terme, l’incontro “Emozione, ragione e sentimento. Prospettive pedagogiche per educare all’affettività”, tenuto da Tiziana Iaquinta, docente di Pedagogia generale e sociale all’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro, insieme alla docente ha dialogato la professoressa Costanza Falvo D’Urso.
Fulcro dell’incontro è stato la capacità di sapersi emozionare, quel processo di formazione che viene definito “educazione sentimentale”, un’educazione a tutti gli effetti che si costituisce soprattutto come processo formativo indirizzato in special modo ai ragazzi, infatti bisogna avere l’obbligo “di formare ragazzi capaci di emozionarsi” così afferma la professoressa Iaquinta.
Troppe volte siamo stati abituati a crescere dovendo assumere l’atteggiamento da duri, specie nei nostri paesini del Sud, invece l’unica forza che dobbiamo impegnarci a ritrovare è quella “per riuscire ad emozionarci, ad amare a piangere, la forza per aprirsi ai sentimenti”.
Nella sua attenta disquisizione, che ha calamitato l’attenzione di tutto l’uditorio, la professoressa Iaquinta ha posto l’accento, anche e soprattutto, sulla formazione all’interno delle famiglie e alla scomparsa di una precisa terminologia: “c’è bisogno di parlare di sentimenti soprattutto nelle famiglie. La mia massima attenzione è rivolta verso alcune parole, che definisco desaparecidos, che ormai facciamo fatica a pronunciare e anche ad ascoltare come amore, affetto, fiducia”.
Proprio la fiducia, infatti, è una grande dimostrazione di sentimento, perché implica per l’amante fiducioso la consapevolezza della sofferenza, proprio in questa categoria rientrano gli amori più puri come “quello di una madre per il proprio figlio quando deve lasciarlo andare, vuoi per una gita scolastica, vuoi per il viaggio della vita”.
Al giorno d’oggi la semplicità dei gesti d’amore va perdendosi, la leggerezza diviene superficialità, la spontaneità di un gesto o di una parola d’amore si svuota a favore di selfie e plateali dimostrazioni da pubblicare sui social network, gesti che nella loro forzata ostentazione dimostrano la vacua vanità e la pochezza delle proprie motivazioni.
Stiamo perdendo il valore del presente, tendiamo verso un Non-luogo, come direbbe Marc Augé, un altrove che consideriamo migliore, miriamo ad evitare l’istante effettivo: anche in mezzo alla folla (il discorso vale sia per i giovani che per gli adulti) siamo sempre altrove, presenti fisicamente ma alle prese con uno smartphone che ci porta via.
“Abbiamo paura di stare in compagnia di noi stessi, di ciò che possiamo trovare in noi, – così conclude la Iaquinta – questo è un problema di educazione dei sentimenti, dobbiamo abituarci a non scappare, a non sviare di fronte ai sentimenti siano questi d’amore o di sofferenza”.