Lamezia: Gigliotti(In)”beni preziosi città abbandonati perche?”

Lamezia Terme – “Non riusciamo ad individuare ragioni significative e logiche sull’abbandono dei beni preziosi della nostra città”. Lo scrive Giuseppe Gigliotti Presidente Italia Nostra Lamezia Terme e Vice presidente Italia Nostra Calabria che prosegue precisando che “i beni” “rappresentano la nostra storia e la nostra identità”. Ed inoltre si domanda “Non riusciremo mai a capire chi siamo se ignoriamo da dove veniamo”. Inoltre per il Presidente Italia Nostra Lamezia Terme “ Emblematica é la perenne chiusura di quanto rimane del Castello Svevo Normanno. È singolare- aggiunge – che nessuna seria volontà progettuale si curi di come rendere fruibile il Castello”. A giudizio di Gigliotti “Puntando sull’agibilità e salvaguardia di un monumento che potrebbe rappresentare, inserito in un contesto più ampio, una risposta al degrado socio-economico-culturale in cui versa Lamezia Terme”. Ed a tal proposito Gigliotti riporta una frase del scrittore britannico Henry Swinburne con la quale descrive descriveva il castello di Nicastro, nel 1778, come “Un romantico rudere in posizione pericolante sul letto di un fragoroso torrente che scorre giù in una valle boscosa”.

Gigliotti nel definire “Il Castello, icona e simbolo della città, ricorda che è “ Uno dei monumenti più antichi ed importanti da visitare in tutta la Calabria”. Ricorda che “Il rudere sorge sul colle di San Teodoro, dominando la città”. E sul piano storico fa presente che “Il castello Normanno Svevo di Lamezia Terme ha origini molte antiche, venne eretto intorno al IX secolo per volere dei Bizantini che oltre al castello iniziarono ad avviare la costruzione del borgo di Nicastro, come struttura di difesa per la piana di Sant’Eufemia dagli incursori.
La sua posizione a strapiombo sul colle roccioso, consentiva non solo un’ottima difesa ma anche un controllo della piana fino al mare”. Poi ricorda che
”Venne fatto ampliare all’interno da Federico II, che ordinò la costruzione di caserme successivamente adibite a carceri. Sempre Federico II fece costruire un mastio pentagonale e una cinta muraria.
Altre modifiche vennero aggiunte da Carlo V di Spagna”. “Suggestiva – richiama alla memoria- la vista con le Porte della città di Nicastro. Porte che identificano la storia dei nicastresi e il loro passato ricco di cultura e di impegno.
Porte che sono invase da erbacce, segnaletiche stradali, fili e rifiuti.
Cosa volete di più?
Cosa possiamo aspettarci- conclude – da chi non muove un dito per ridare dignità e speranza non solo al patrimonio storico-culturale ma anche e sopratutto ai lametini?”