Lamezia: “Diventa nazionale caso Ufficio esecuzioni del Tribunale”

Roma – “Dopo una mia interrogazione al ministro della Giustizia, è diventato di interesse nazionale il caso dell’Ufficio esecuzioni del Tribunale di Lamezia Terme, in cui si sono registrate gravi anomalie procedurali a discapito di privati”. Lo afferma, in una nota, il deputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe d’Ippolito, a conclusione della conferenza di presentazione nella sala stampa della Camera, del comitato “Diritto e Rovescio”, che si prefigge di aiutare le vittime di errori giudiziari, imprese e cittadini. Nel suo intervento all’iniziativa, il parlamentare del M5S si è soffermato sulla diffusa prassi dell’“abuso del diritto”, portando come esempio la vicenda di “un’azienda agricola dal valore, secondo il perito del Tribunale, di 31 milioni di euro, venduta a 700mila euro dopo 18 aste deserte”. Altro episodio portato ad esempio dal deputato riguarda il “concordato preventivo che pende da 25 anni presso l’Ufficio esecuzioni del Tribunale lametino”. Secondo l’esponente 5 Stelle, oggi “ci sono troppi margini di discrezionalità in capo al magistrato con evidente compiacenza e partecipazione da parte degli ausiliari del giudice, del curatore, dei custodi giudiziari e quant’altro. Tutto questo sistema – secondo d’Ippolito – va rivisto, avendo come capisaldi l’articolo 41 della Costituzione sulla funzione sociale della proprietà e l’articolo 2 della stessa Carta fondamentale, che stabilisce il principio della solidarietà sociale, per il quale sono inammissibili procedure grazie a cui ci guadagnano tutti, tranne il debitore e in alcuni casi il creditore”.
“Io la mia scelta – ha proseguito il deputato – l’ho fatta circa 20 anni fa, quando mi sono accorto di non avere più il pelo sullo stomaco per continuare a difendere una banca che faceva dell’abuso del diritto il suo vessillo. Avevo 5mila cause, ho rimesso tutti i mandati. Questi sono i princìpi – ha concluso d’Ippolito – che devono ispirare gli avvocati, gli ausiliari del giudice e il magistrato. Non vogliamo che la credibilità della magistratura scenda a livelli prossimi allo zero. Secondo un recente un sondaggio Ipsos oggi, anche per via delle nebbie nel Csm, 2 cittadini su 3 non hanno più fiducia nella medesima. Questi dati ci devono fare riflettere e devono ispirare la nostra attività nei nostri rispettivi ruoli”.