Lamezia: Larussa(Anaao), “come muore un ospedale”

Lamezia Terme – “Come muore un ospedale. Mi riferisco al ‘San Giovanni PaoloII’ di Lamezia Terme, al servizio di un comprensorio di 140.000 abitanti. L’annunciata ‘temporanea…’ sospensione dell’attività ambulatoriale (dopo quella di Cardiologia e Medicina Interna ) della SC di Ginecologia ed Ostetricia, con il conseguente prevedibile drastico calo dei parti (già compresso da un tasso di natalità ormai da anni in picchiata) è l’inevitabile anticamera della chiusura del punto-nascita ( come già accaduto a Soveria Mannelli e Soverato ) e quindi allo smantellamento definitivo del nosocomio, ormai spoliato di quasi tutte le principali specialità”. È quanto afferma in una nota Filippo Maria Larussa segretario regionale Anaao.
“È giusto però – aggiunge – che l’opinione pubblica sappia che ciò non è dovuto al ‘destino cinico e baro’ ma a precise scelte degli organismi decisori, in primis i Dirigenti Massici prima e Adduce poi, a capo del Tavolo di Monitoraggio del Mef; in secundis, di chi è stato chiamato a ricoprire negli ultimi 10 anni i ruoli di Commissario e sub-commissario per l’attuazione del Piano di rientro, ed infine nella sciatta, se non insulsa burocrazia regionale di settore, occupata solo a blandire il Governatore di turno per soddisfare immeritate ambizioni di carriera. Il tutto nella sostanziale indifferenza, se non correità, di tutte le forze politiche avvicendatesi dal 2009, e che ora, a caccia di voti per le regionali, promettono come al solito interventi risolutori con la stessa credibilità di un marinaio in libera uscita! Proviamo a spiegare con la spietata nitidezza dei dati e degli atti. Il D.C.A 135 del 01/10/19 ha autorizzato, per tutti i presidi ospedalieri dell’Asp di Cz, l’assunzione di 8 medici ed un primario per le branche di Anestesia e Rianimazione, Pediatria, Neonatologia, Radiologia, Neuropsichiatria Infantile. Peccato che, con antecedente delibera 520 del 30/4/19, l’Asp Cz, avesse chiesto, considerati pensionamenti e dotazioni organiche consolidate e validate, solo per l’Ospedale di Lamezia: 3 cardiologi, 2 chirurghi, 2 ginecologi, 2 ortopedici, 2 pneumologi, 2 radiologi, 2 oncologi, 2 psichiatri, 3 neurologi, 7 fisiatri, 1 anatomo-patologo, 3 dirigenti di laboratorio e centro trasfusionale e ben 6 medici di Pronto Soccorso, primari esclusi, s’intende. A conti fatti, 39 specialisti solo a Lamezia, evidentemente superflui per Struttura Commissariale e governi di vario colore. E dire che la stessa delibera precisa che tali assunzioni troverebbero amplissima copertura economica, posto che nel 2019 si è registrato un risparmio di spesa 5.268.689,97 rispetto alla spesa potenziale massima imposta dai vincoli di legge! Ma siccome non vi è limite al peggio, ecco l’ineffabile sub-commissaria Crocco partorire dopo lunga gestazione il DCA 192 del 20/12/19 che disciplina la metodologia di calcolo del fabbisogno regionale di personale ospedaliero: in pratica detta le linee guida cui attenersi per chiedere, ed ottenere l’autorizzazione all’assunzione di nuovo personale. Bene, confrontando le tabelle di questo Decreto, con la dotazione organica attualmente prevista, ne vien fuori che per tutte le sopracitate specialità, non solo non vi sarebbe alcuna possibilità di reclutare le figura sopra citate, ma l’attuale personale medico risulterebbe addirittura in soprannumero”.
“In verità – continua – stessa sorte toccherebbe, mutatis mutandis, agli altri ospedali: spoke, generali, di area montana della regione. Salvo poi correre ai ripari quando ci si accorge che la vita può essere appesa al filo della casualità della presenza o assenza di un medico di PS, ad esempio a Soveria, e dover stipulare, come oggi deliberato, convenzioni a gettone con sanitari dell’Asp di Vibo Valentia ad oltre 600 euro a turno! Tutto regolare, per l’amor di Dio, d’altronde lo prevede anche il succitato Decreto che ‘il fabbisogno di personale …può essere soddisfatto anche attraverso istituti contrattuali diversi da quelli del lavoro subordinato’, ergo, utilizzo di medici militari, richiamo di pensionati, convenzioni con cooperative di neolaureati ingaggiati a cottimo, e tutto ciò che l’italica fantasia può offrire. Così si nega il diritto alla salute costituzionalmente sancito e si decreta la morte di un secolare presidio di sanità pubblica!”