Crisi idrica nel lametino: abbiamo intervistato il Geologo nazionale Mario Pileggi

La Calabria ha le acque potabili migliori d’Europa, grande patrimonio da tutelare e valorizzare, ma invece di migliorare salute e condizioni economiche accresce il degrado  idrogeologico.
Mario Pileggi

di Pasquale Natrella

Lamezia Terme, 25 luglio 2025 – Abbiamo contattato il geologo Mario Pileggi del Consiglio nazionale “Amici della Terra”, che ha svolto indagini e ricerche idrogeologiche per lo “Studio organico risorse idriche della Calabria” – Progetto 26 Casmez, e successive ricerche e studi didettaglio su incarico e per conto del comune di Lamezia Terme e di altri comuni della regione, sulla crisi idrica annunciata nei giorni scorsi da Sorical che vede coinvolto anche il comune di Lamezia e il suo hinterland con la riduzione della portata dell’acqua anche in altri comuni della Calabria.

Geologo Pileggi, perché secondo lei si è arrivati ad avere una crisi idrica?
“La mancanza o riduzione dell’erogazione d’acqua a Lamezia Terme e in tanti comuni della Regione non è giustificata dallespecificità degli assetti idrogeologici dei territori che rendono sia Lamezia Terme che la Calabria ricchissime di sorgenti e falde idriche con acque di ottima qualità e tra le migliori di Europa”.

Allora cosa ha portato a questa crisi idrica?
“La mancanza di adeguate e necessarie iniziative per promuovere un uso responsabile ed equo della risorsa idrica in Calabria, una regione paradossalmente ricca d’acqua di ottima qualità ma interessata dal più diffuso degrado idrogeologico del Bel Paese”.

Quante sorgenti sono presenti nella nostra Regione?
“Le ingenti disponibilità d’acqua della Calabria sono documentate da varie indagini e studi del secolo scorso come lo “Studio Organico Risorse Idriche della Calabria” che conferma un precedente censimento di oltre 20 mila sorgenti con una portata complessiva di ben 43.243 litri al secondo; in pratica una disponibilità annua d’acqua superiore ad un miliardo e 363 milioni di metri cubi. Per farsi l’idea di questo dato basta considerare che, secondo i dati Istat disponibili più recenti, la quantità d’acqua immessa nel 2022 nelle reti di distribuzioni dei comuni calabresi è stata complessivamente pari a 356 milioni di metri cubi, in praticamolto meno di un terzo delle disponibilità censite”.

Perché si immette nella rete meno di un terzo delle disponibilità censite?
“A causa delle perdite delle reti, stimate pari al 48,7%, la quantità che realmente arriva e viene complessivamente contabilizzata nei contatori di tutti i comuni della Regione risulta di 185,12 milioni di metri cubi, poco più della metà dei 356 milioni di metri cubi immessi”.

La stessa cosa vale per Lamezia?
“Anche a Lamezia Terme aumentano i rischi di degrado idrogeologico per la mancata valorizzazione del prezioso patrimonio di risorse naturali disponibili nei 162 chilometri quadrati del territorio comunale. Risorse naturali rilevanti e di alto pregio come  ad esempio: le 100 sorgenti e ricche falde con acque fredde e calde e di ottima qualità anche per uso potabile e cure termali; suoli fertilissimi in vaste aree pianeggianti, collinari e montani in un contesto con ampia disponibilità di “oro blu”, microclima favorevole per coltivazioni pregiate e intensive; diffusa rete idrografica con tredici corsi d’acqua, e circa 8 chilometri di costa bassa e ampie spiagge naturali come è raro trovare nel  resto della costa tirrenica del Bel Paese”.

Un’ampia disponibilità di risorse idriche che non giustifica la riduzione della portata di acqua?
“Riguardo l’ampia disponibilità delle risorse idriche va ribadito che entro i confini comunali, nel secolo scorso, sono state rilevate ben104 sorgenti con portata maggiore a sei litri al minuto. Nel settore occidentale, nel territorio dell’ex comune di Sambiase sono state censite 68 sorgenti comprese quelle termali solfuree. Tra le 36 sorgenti censite, nell’ex comune di Nicastro nei primi decenni nel secolo scorso, ci sono alcune con portate di centinaia di litri al secondo. Si tratta delle 4 sorgenti denominate Candiano, Sabuco, Cappellano e Risi, che complessivamente risultano in grado di fornire circa 20 miliardi di litri d’acqua all’anno”.

Una quantità considerevole….
“Sulla rilevanza di questo dato va considerato che corrisponde alla quantità di litri d’acqua potabile necessaria a 313 mila persone, (poco meno dell’intera popolazione della Provincia di Catanzaro, oggi di 363.979 abitanti), un consumo di 175,4 litri per abitante al giorno pari a quello medio nazionale”.

Come bisogna intervenire?
“Le attuali perdite delle reti idriche regionali, oltre ad essere superiori alla media nazionale (del 42,4%),risultano più elevate anche rispetto al passato.Infatti,ad esempio,nel 2012 le perdite erano di circa 155 milioni di metri cubi pari al 34,6% della quantità complessiva di 448,16 metri cubi di acquaimmessa nelle reti di tutti icomuni calabresi nello stesso anno”.

A parte la grande disponibilità, com’è la qualitàdell’acqua calabrese?
“Oltre ad essere abbondanti, le acque potabili della Calabria sono d’ottima qualità e tra le migliori d’Italia e d’Europa. Grazie alla specificità e composizione delle rocce nelle quali circolano e si mineralizzano e alla purezza dell’aria, l’acqua che sgorga dalle sorgenti è caratterizzata da una composizione chimica e biologica ideale per la potabilità. Assetti idro-geomorfologici e piovosità elevata rendono il territorio calabrese ricco di suoli fertilissimi e sorgenti anche termali di rilevante importanza. Suoli e acque ricche di minerali e sostanze che alimentano la più grande grande varietà di esseri viventi, in particolare animali e vegetali unici nel resto d’Europa, come ad esempio il Bergamotto e il Cedro.Specificità ed effetti delle acque calabresisui viventi sono noti e descritti fin dai tempi più remoti. Plinio il Vecchio, nella sua Storia Naturale, riferiva delle proprietà differenti dei fiumi Crati e Sibari, che influenzavano persino l’aspetto fisico delle persone e degli animali che le bevevano.Riferendosi alle diverse proprietà delle acque dei due fiumi della Piana di Sibari ed in modo suggestivo, Plinio riferisce che:“A Turii, secondo Teofrasto, il Crati conferisce biancore a buoi e pecore, il Sibari color nero; perfino le persone risentono di tale differenza di effetti: quelli che bevono dal Sibari, infatti, sono più scuri, più duri e di capelli ricci, quelli che bevono dal Crati chiari di carnagione, più molli e con la chioma lunga”.

Quali danni provoca il mancato utilizzo di questo patrimonio?
“Il mancato ed irrazionale utilizzo del prezioso patrimonio di risorse idriche disponibile, oltre ad impedire il pieno e continuo soddisfacimento del fabbisogno d’acqua in ogni settore d’utilizzo antropico, ha favorito il diffondersi del dissesto idrogeologico e generato gravi conseguenze ambientali, economiche e sociali. Le popolazioni locali subiscono disagi quotidianicon razionamenti d’acqua e difficoltà nell’accesso a un servizio essenziale. Significativa in proposito la “Richiesta di riconoscimento dello stato di emergenzanazionale in relazione alla situazione di grave deficit idrico nel comparto idropotabile in atto nei territori della Città Metropolitana di Reggio Calabria, della provincia di Crotone e dei comuni di Calopezzati, Caloveto, Cariati, Corigliano Rossano, Cropalati, Crosia, Longobucco, Mandatoriccio, Paludi, Pietrapaola, Scala Coeli, Acri, Bisignano, Luzzi, Rose, S. Cosmo Albanese, S.Demetrio Corone, S. Giorgio Albanese, Santa Sofia d’Epiro, Vaccarizzo Albanese in Provincia di Cosenza” come si legge nella Deliberazione delle Giunta Regione Calabria n. 430 del a Agosto dello scorso anno. Stato di emergenza idrica che è stato prorogato di sei mesi dal Consiglio dei ministri del 21 marzo 2025”.

Il non utilizzo delle risorse idriche ha delle ripercussioni sul territoriodal punto di vista geo-morfologico?
“Certo. Oltre a limitare lo sviluppo ed a creare disagi nelle popolazioni la mancata raccolta ed utilizzazione delle acque delle sorgenti collinari e montane accentuano i ben noti processi di degrado e dissesto idrogeologico delle valli calabresi. Nelle zone di pianura costiera l’irrazionale emungimento operato attraverso migliaia di trivellazioni, non essendo compatibile con i tempi di ricarica sta riducendo le falde idriche con conseguente ed irreversibile avanzamento delle acque salmastre ed il costipamento delle rocce serbatoio, con il ben noto abbassamento del suolo al quale sono connessi i fenomeni di deperimento della copertura vegetale e l’arretramento dei litorali con l’invasione del mare. Processi di degrado, favoriti anche dal fatto che non si è provveduto a dotare la Calabria di norme regionali per la tutela e la valorizzazione delle risorse idriche e delle acque minerali, come invece si è fatto nelle altre regioni d’Italia”.

Quali gli effetti della cattiva gestione delle risorse idriche in Calabria?
“Tra gli effetti della cattiva gestione dell’oro blu disponibile: ricorrenti crisi idriche anche in inverno, desertificazione di alcune aree, perdita di produttività agricola e inquinamento ambientale.
D’altra parte, nel febbraio 2025, la Commissione Europea, in meritoalle direttive quadro sulle acque (2000/60/CE) e sulle alluvioni (2007/60/CE), ha pubblicato una serie di relazioni sullo stato delle acque nell’Unione Europea, evidenziando la necessità di accelerare i progressi nella protezione delle risorse idriche e nella gestione dei rischi legati alle alluvioni”.

Come bisogna intervenire per cambiare rotta?
LaCalabria, come altre regioni europee, è chiamata ad allinearsi alle raccomandazioni dell’Unione Europea per migliorare la gestione delle risorse idriche.Pertanto occorre: ridurre l’inquinamento agricolo e urbano, implementare pratiche agricole sostenibili e migliorare gli impianti di depurazione per ridurre l’inquinamento delle acque;investire nelle infrastrutture idriche per modernizzare le reti di distribuzione dell’acqua per ridurre le perdite e garantire un approvvigionamento idrico efficiente;gestireil rischio di alluvioni con l’adozione di misure preventive e interventi per mitigare i rischi legati a frane e alluvioni, considerando l’aumento della frequenza di eventi climatici estremi.L’adozione di queste misure,oltre a contribuire agli obiettivi ambientali fissati dall’Unione Europea, è una necessità improrogabile perporre fine sia alla diffusione del degrado idrogeologico chealla mancanza d’acqua nei comuni della Regione conle migliori e abbondanti disponibilità di risorse idriche del BelPaese. D’altra parte, solo attraverso un uso razionale e responsabile dell’acqua, la Calabria e Lamezia Terme potranno tutelare il loroprezioso patrimonio naturale e garantire un futuro più equo e sostenibile alle nuove generazioni”.

 

,