Tempesta contabile a Lamezia Terme: il rendiconto 2025 accende lo scontro anche nel Collegio dei Revisori

Lamezia Terme, 7 luglio 2026 – Non c’è pace nel Palazzo di Città. Ad oltre un anno dall’insediamento della Giunta guidata dal sindaco Mario Murone, l’Amministrazione si trova ad affrontare una delle fasi più critiche e delicate della storia recente del Comune. Al quadro contabile già severo e appesantito dai rilievi della magistratura contabile, si è aggiunta nelle ultime ore una clamorosa spaccatura interna all’Organo di controllo finanziario. Un durissimo botta e risposta tra il componente del Collegio, Gabriele Docimo, e il presidente, Antonino Daffinà, ha trasformato la clessidra del bilancio consuntivo in un caso politico-istituzionale. Nel frattempo, la città si trova a fare i conti con una diffida della Prefettura e uno spettro – quello del pre-dissesto e di un nuovo piano di riequilibrio pluriennale – che si fa sempre più concreto e minaccioso.
​Il dato politico e matematico più pesante che emerge dai documenti contabili analizzati è il risultato finale di amministrazione. Al 31 dicembre 2025, il Comune di Lamezia Terme registra un disavanzo strutturale complessivo pari a ben 50.077.450,19 euro. La nota dolente riguarda la velocità di crescita di questo “buco”, dal momento che solo rispetto al rendiconto dell’esercizio precedente si è registrato un incremento del disavanzo di 8.020.547,04 euro.
​Questo balzo in avanti di ben 8 milioni di euro non è casuale, ma scaturisce direttamente dall’obbligo di recepire le severe prescrizioni e i correttivi imposti dalla Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti per la Calabria, in particolare tramite la delibera numero 54 del 24 marzo 2026. L’Amministrazione difende l’operato parlando di una doverosa “operazione verità” necessaria a sanare i fantasmi finanziari ereditati dagli ultimi decenni, mentre le opposizioni incalzano denunciando l’immobilismo dell’attuale esecutivo di fronte al tracollo dei numeri.
​​L’analisi approfondita della contabilità mette a nudo tutti i nodi strutturali che bloccano la macchina amministrativa lametina. Il primo, grave problema è legato alla riscossione e all’enigma dei residui attivi. Il Comune soffre di una cronica e strutturale difficoltà nel riscuotere le proprie entrate correnti, con una politica di accertamento ritenuta fortemente deficitaria. Al 31 dicembre 2025 i residui attivi, ovvero i crediti che il Comune vanta ma che non è ancora riuscito a incassare, hanno raggiunto cifre stratosferiche, superando i 65 milioni di euro per le sole entrate correnti di natura tributaria e sfiorando complessivamente i 15 milioni tra il Titolo II e il Titolo III. Questo volume enorme di crediti non riscossi ha gonfiato il Fondo crediti di dubbia esigibilità fino alla cifra monstre di 47.324.517,68 euro, paralizzando di fatto la capacità di spesa reale dell’ente.
​A questa paralisi si aggiunge l’illusione ottica della cassa. Se a prima vista il fondo cassa complessivo al 31 dicembre 2025 sembrerebbe rassicurante con i suoi 30,8 milioni di euro, scavando nei dettagli emerge che quasi la totalità di questa liquidità, ovvero circa 28 milioni di euro, è costituita da cassa vincolata a scopi specifici. La cassa libera dell’ente è ridotta al lumicino, esponendo il Comune al costante rischio di attingere illegittimamente ai fondi vincolati per finanziare le spese correnti e la gestione quotidiana, con possibili gravi ripercussioni sulla regolarità dei flussi.
Infine, sul fronte dei rischi legali e dei debiti fuori bilancio derivanti da sentenze di condanna, l’Amministrazione ha incrementato il proprio Fondo Contenzioso portandolo a 8.553.757,36 euro. Tuttavia, tale cifra risulta ancora ampiamente parziale e inadeguata rispetto ai 12 milioni di euro certificati e richiesti dalla Corte dei Conti, lasciando una potenziale scopertura di circa 3,5 milioni di euro.
Scintille nel Collegio dei Revisori: il caso Docimo-Daffinà

Antonio Daffinà

​Il parere favorevole al Rendiconto 2025 è alla fine arrivato, ma ha portato con sé una rottura istituzionale senza precedenti all’interno del Collegio dei Revisori dei Conti. Il componente del Collegio, Gabriele Docimo, è risultato assente nelle sedute cruciali di fine giugno e inizio luglio 2026 in cui l’organo ha esaminato e vidimato il bilancio consuntivo. Nei verbali ufficiali la sua assenza è stata registrata come “assente ingiustificato”, provocando la durissima reazione dello stesso Docimo, il quale ha preso carta e penna inviando una lettera a Sindaco, Giunta, consiglieri comunali e Segretario generale.

​Nella missiva il revisore contesta formalmente il verbale, dichiarando che la sua assenza era assolutamente giustificata e comunicata in anticipo, essendo legata a impegni personali inderogabili e alla nomina ministeriale quale commissario per gli esami di maturità. Inoltre, Docimo svela retroscena contabili pesanti, mettendo a verbale che la prima documentazione sul Rendiconto inviata dal Comune il 25 giugno conteneva inizialmente macroscopici “dati contabili errati”, che hanno costretto gli uffici a inviare una rettifica d’urgenza solo il 2 luglio. Denuncia infine di non aver potuto valutare la delibera di modifica della Tari poiché la trasmissione via PEC dell’atto era priva dei relativi allegati tecnici e dei potenziali impatti economico-finanziari.
​La risposta del presidente del Collegio, Antonino Daffinà, non si è fatta attendere ed è stata notificata ai medesimi destinatari per ristabilire la corretta rappresentazione istituzionale dell’attività dell’Organo. Daffinà ha smontato il valore politico-giuridico della nota del collega ricordando che le determinazioni del Collegio sono atti rigidamente collegiali assunti nelle sedute convocate. La nota inviata da Docimo è dunque una valutazione puramente individuale redatta a cose fatte e non ha alcun potere legale di integrazione, modifica o appendice ai pareri formali e favorevoli già assunti e depositati dal Collegio. Il presidente ha inoltre rimarcato che le criticità sollevate da Docimo, dalla riscossione ai problemi di cassa libera, non sono affatto intuizioni inedite, ma rappresentano raccomandazioni e inviti che l’intero Collegio aveva già ampiamente formulato e condiviso in molteplici verbali ufficiali nel corso del proprio mandato.
Dissesto o riequilibrio?
​Il via libera formale, seppur a maggioranza e monco di un componente, da parte dei Revisori concede una boccata d’ossigeno al sindaco Murone, ma sposta la battaglia nell’arena infuocata del Consiglio comunale. Le opposizioni, guidate dalle dure dichiarazioni di esponenti come Annita Vitale di Azione e Vincenzo Ruberto de La Casa di Vetro, accusano la maggioranza di centrodestra di governare un gigantesco castello di carte contabile destinato a crollare e di essere politicamente in frantumi. Ai mal di pancia interni della coalizione, scossa dai movimenti legati a Fratelli d’Italia e dai rimpasti interni verso la Lega e le nuove correnti, si unisce adesso l’inesorabile urgenza dei numeri.
​L’approvazione del Rendiconto 2025 in Aula sarà il vero spartiacque per il futuro della città. Una volta licenziato definitivamente il documento, il Comune di Lamezia Terme sarà obbligato per legge a varare un nuovo e ancor più rigido piano di riequilibrio pluriennale per spalmare e coprire i 50 milioni di disavanzo strutturale complessivo. Questo provvedimento comporterà inevitabilmente nuove e pesanti limitazioni alle assunzioni di personale, nonostante l’estremo bisogno di rinforzare e digitalizzare l’Ufficio Tributi, e comporterà ulteriori sacrifici economici per la cittadinanza sul fronte delle imposte locali. La strada per salvare il futuro finanziario di Lamezia si preannuncia stretta, impervia e politicamente instabile.