‘Ndrangheta: M5S, “Falle nel sistema sanitario calabrese”

Catanzaro – “Il commissariamento dell’Asp di Reggio Calabria per infiltrazioni mafiose e’ utile a salvaguardare l’amministrazione pubblica. Accanto ai problemi di infiltrazioni, di cui il governo si e’ fatto giustamente carico, bisogna completare l’opera e ricordare la storia gestionale di questa azienda, negli anni caratterizzata dalla totale assenza di normalita’, da nomine dirigenziali illegittime, dalla sparizione dei documenti sull’uscita di circa 400 milioni, dalla mancanza di programmazione, dall’affossamento di reparti fondamentali per il territorio, da logiche e pratiche clientelari e da un’irresponsabilita’ politica assoluta dei vecchi centrodestra e centrosinistra”. Lo affermano, in una nota, i parlamentari del M5S Francesco Sapia, Giuseppe d’Ippolito, Bianca Laura Granato e Paolo Parentela, che aggiungono: “L’attenzione resti alta sulle necessarie verifiche in ordine a possibili interessi criminali nella sanita’ reggina, fermo restando che, indipendentemente da appetiti o radici criminali, nel tempo l’Asp di Reggio Calabria e’ stata gestita nel peggiore dei modi e questo lo sapevano tutti; anche il prefetto Michele Di Bari, che per esempio convoco’ piu’ tavoli, rivelatisi infruttuosi, sull’ospedale di Locri. Percio’ – proseguono i parlamentari 5stelle – bisogna considerare che nell’Asp reggina c’e’ una situazione amministrativa che ricorda tanto i regimi sudamericani. Soprattutto con riferimento alla sanita’, e’ dunque indispensabile che la magistratura abbia gli strumenti migliori per reprimere i reati contro l’amministrazione pubblica. Ancora, occorre – sottolineano i 5stelle – invertire la tendenza nella selezione dei vertici delle aziende del Servizio sanitario calabrese, che gira e volta sono sempre gli stessi manager, trasversali, protagonisti di buchi di bilancio grossi quanto certificati. Ci auguriamo – concludono i parlamentari 5stelle – che la ‘ndrangheta venga messa all’angolo, ma siamo consapevoli che le falle del sistema sanitario regionale hanno cause in primo luogo politiche, per rimuovere le quali serve la coscienza e la voglia di riscatto degli elettori calabresi”.