Appalti: FI, Morra ha creato struttura inquirente parallela Stato

Roma – FI ha presentato una interrogazione al ministro dell’Economia e al ministero per la Pubblica amministrazione per denunciare il comportamento del senatore Morra, riguardo al procedimenti penale “in cui sono indagati i dirigenti del comune di Cosenza” e al procedimento penale “in cui “risulterebbe indagato il sindaco di Cosenza”.
“C’e’ un verbale della Guardia di Finanza in cui – afferma il deputato azzurro, Roberto Occhiuto – si sottolinea che il senatore Morra, ora presidente della Commissione Antimafia, il 20 febbraio del 2018 si e’ recato presso il comando della Guardia di Finanza alle 22 di sera per depositare un dvd in cui c’e’ un’intercettazione ambientale avvenuta nel soggiorno di casa sua dove aveva invitato un indagato, l’ex segretario del sindaco di Cosenza, trasformando questo indagato in un delatore. A questo incontro partecipano anche il gia’ candidato a sindaco per il M5s e un perito del tribunale della procura”.

In una conferenza stampa i parlamentari Occhiuto e Santelli, insieme al portavoce dei gruppi parlamentari di FI, Mule’, chiamano cosi’ in causa il presidente della Commissione Antimafia. “Morra all’insaputa di questi soggetti registra questa conversazione durata un’ora e mezza e avvenuta il 15 febbraio. Consegna questo dvd ad un maresciallo della Guardia di Finanza che guarda casa poi Morra distacco’ come segretario del presidente della Commissione Antimafia. Qualche ora dopo il procuratore aggiunto di Cosenza apre un fascicolo e ordina alla Gdf di sbobinare il contenuto di questa registrazione”, afferma Occhiuto.
“La giustizia e’ stata veloce… Abbiamo – aggiunge Occhiuto – il sospetto che questo sia accaduto perche’ il procuratore aggiunto che dispone di sbobinare la conversazione, Marisa Manzini, e’ diventato consulente della commissione Antimafia. Queste cose sono nei documenti, c’e’ il verbale in cui ci sono le dichiarazioni di uno dei partecipanti all’incontro dei contenuti di questi dialoghi. Tutti i procedimenti aperti su esposti di Morra vedono come agenti di polizia giudiziaria incaricati il maresciallo ora componente della Commissione Antimafia e come pm incaricato la dottoressa Manzini. Noi non ci fermeremo a questa denuncia. Abbiamo chiesto al Csm – spiega l’esponente di FI – di attivare la procedura disciplinare nei confronti di questo magistrato. Verificheremo nelle procure competenti per verificare se sia configurabile il reato di traffico di influenze illecite, di corruzione o di concussione o altri fattispecie di reati. E’ singolare che un maresciallo della Gdf e un procuratore siano agli ordini di Morra”.
“E’ una denuncia – afferma Occhiuto – che prende spunto da quello che e’ successo a Cosenza ma dovrebbe far riflettere che il presidente della Commissione Antimafia abbia creato una struttura inquirente parallela allo Stato. Per noi e’ allucinante, hanno agito come una associazione a delinquere”. “Io – conclude – non ho mai avuto un avviso di garanzia o fatto denuncia in Procura ma se dovessi fare una denuncia in procura non penserei mai di svolgere le indagini per conto mio o di scegliere il Pm”, sottolinea l’esponente di FI.
“Hanno creato un verminaio. Cio’ che abbiamo scoperto lo abbiamo ritenuto allucinante perche’ hanno lasciato le impronte digitali. Hanno agito senza vergogna. Convinti di godere di qualche impunita’”. Per Occhiuto che e’ fratello del sindaco di Cosenza “il presidente della Commissione Antimafia e’ un moralista senza morale. Ha un delirio di onnipotenza, non puo’ svolgere il ruolo di presidente della Commissione Antimafia”.

Un “presidente-poliziotto”, che si è messo in proprio e si è sostituito al lavoro degli inquirenti e ha trasformato degli indagati in delatori, “premiando” poi con delle nomine a San Macuto chi lo ha agevolato nei suoi intenti. Sono le gravi accuse che i deputati azzurri Roberto Occhiuto e Iole Santelli hanno lanciato nei confronti del presidente grillino della commissione Antimafia Nicola Morra, alla luce di una vicenda giudiziaria risalente all’inizio del 2018 e avente per sfondo la città di Cosenza. Con una interrogazione, presentata in conferenza stampa e rivolta ai ministri dell’Economia e della Pubblica amministrazione, Occhiuto e Santelli partono dalla nomina come segretario della commissione Antimafia del Maresciallo della Finanza Domenico Portella e del distacco come consulente del magistrato Marisa Manzini. Due personalità al centro di fatti che si sono svolti quando Morra non era ancora a capo della commissione Antimafia, e che consistono nella consegna di un’intercettazione ambientale fatta dallo stesso Morra nella sua abitazione di Cosenza. Intercettazione che coinvolge il capo segreteria dell’allora sindaco della città calabrese Mario Occhiuto, Giuseppe Cirò, in precedenza indagato in seguito ad un esposto presentato dallo stesso sindaco per la scoperta di una serie di illeciti rimborsi percepiti. In pratica, secondo la ricostruzione fatta dai due parlamentari azzurri e supportata dai verbali presentati in conferenza, Morra invitò Cirò nella sua abitazione, assieme a Gustavo Coscarelli, ingegnere già candidato sindaco per M5s, e a un altro ingegnere comunale, per parlare di alcune questioni relative a lavori realizzati nella città, registrandolo a sua insaputa e consegnando ben cinque giorni dopo, alle dieci di sera, il file al comando locale della Gdf, presieduto da Portella, per permettere al magistrato di turno (la procuratrice aggiunta Manzini) di acquisirlo immediatamente. “E’ una vicenda allucinante – ha affermato Occhiuto – Morra registra una conversazione e aspetta cinque giorni prima di consegnarla, facendolo alle 22. Solo qualche ora dopo arriva l’ordine di sbobinare, da parte del procuratore aggiunto Manzini. La stessa che poi viene distaccata consulente in commissione Antimafia. Noi – ha proseguito – non ci fermiamo a questa denuncia. Abbiamo già chiesto al Csm di aprire un procedimento disciplinare, e ravvisiamo i reati di traffico di influenze e di concussione. Queste persone si sono organizzate per creare una struttura inquirente parallela, oserei dire un’associazione a delinquere, e sono indegni di rappresentare lo Stato”. “Sono inorridita – ha commentato Iole Santelli – perché siamo di fronte a una farsa, ma soprattutto a una manipolazione della giustizia e a una mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni. Rimpiango – ha concluso – i tempi di Violante”.