Calabria: Masciari, “Io candidato? Mancano le condizioni”

Catanzaro – “Da diversi giorni leggo sulla stampa il mio nome quale possibile candidato alla Presidenza della Regione Calabria, e ciò soprattutto a seguito delle centinaia di manifestazioni di stima che mi giungono da attivisti M5S, Meet-up e parlamentari di ogni provincia della mia amata Regione (e non solo), i quali, assieme a gran parte della società civile, sostengono la mia candidatura. Ringrazio tutti per questo attestato di stima e apprezzamento, segno che in questi anni le mie battaglie per la legalità e la mia integrità contro il sistema criminale hanno lasciato il segno in molti cuori dei cittadini calabresi. Tuttavia il colpevole ritardo e l’immobilismo di una certa politica non fa il bene della Calabria e dei calabresi e non mi consente di prendere in considerazione il mio possibile contributo diretto come candidato a governatore”. Lo dichiara il testimone di giustizia Pino Masciari.
“Mi rammarica solo il pensiero – continua – che la questione della Calabria non sia considerata con la determinazione che merita, quale questione basilare per il rilancio del nostro Paese. La Calabria ha bisogno di una rivoluzione culturale e di un ampio progetto pensato e condiviso nei dettagli, non raffazzonato in extremis in presenza di idee non chiare sino all’ultimo, sia in termini di coalizione che di candidati. Una sfida del genere richiede tempo, i calabresi meritano ascolto e tempo al fine di renderli tutti il più possibile partecipi del cambiamento. La Calabria e i calabresi meritano persone che con “amore e dedizione” lavorano per il bene del territorio e dei suoi cittadini. Continuerò a dare il mio contributo nella società civile come da anni con soddisfazione sto facendo e mi dichiaro sempre a fianco di tutti coloro, in particolare giovani ed imprenditori, che con onestà e sacrificio lottano ogni giorno contro il giogo del sistema mafioso. Del resto – conclude – la legalità non ha colore politico, ma va professata ed attuata ogni giorno, nel vivere civile, in mezzo alla gente; se i futuri “governatori” capiranno questo, forse la Calabria avrà ancora speranza”.