Lamezia Terme, 22 giugno 2026 – A un anno esatto dalla vittoria elettorale del centrodestra che ha portato Mario Murone alla guida della città, a Lamezia Terme si apre una faglia profonda all’interno della maggioranza. Fratelli d’Italia, il partito più votato alle elezioni del 2026, scuote Palazzo Maddamme convocando una conferenza stampa d’urgenza in un hotel del centro. L’affondo della leader regionale e sottosegretario all’Interno, Wanda Ferro, è di quelli che lasciano il segno, evidenziando come il rapporto di fiducia con il sindaco sia ormai fortemente compromesso e richiedendo un immediato e netto cambio di passo. Al suo fianco, a testimoniare la gravità del momento, si è schierato l’intero stato maggiore calabrese del partito, dal senatore Fausto Orsomarso agli assessori regionali Antonio Montuoro e Giovanni Calabrese, fino ai consiglieri regionali e al segretario cittadino Gino Vescio. Una dimostrazione di forza plastica, necessaria per chiarire che la linea tracciata non rappresenta un semplice malumore locale, ma una precisa e condivisa posizione politica.
La leader di Fratelli d’Italia ha tenuto a precisare che la crisi non nasce da una mera spartizione di poltrone o dalla mancata nomina di un assessore, bensì dal progressivo deterioramento di un metodo di gestione della coalizione, caratterizzato dalla costante marginalizzazione del partito a vantaggio di altre forze politiche. Tra i principali punti di attrito emersi vi è la gestione del delicato dossier sul Bilancio, a partire dalle dimissioni dell’ex assessore Giulia Bifano. Quelle dimissioni, liquidate all’epoca dall’amministrazione come strettamente personali, nascondevano in realtà uno svuotamento politico delle deleghe e l’impossibilità di incidere sui principali dossier dell’Ente. La successiva proposta di FdI di inserire figure come Pino Zaffina o Cesare Materasso ha incassato il veto del sindaco, che ha poi preferito nominare un tecnico esterno da Vibo Valentia, forzando la mano sui vincoli di genere. A questo si aggiunge una diffusa lamentela sulla mancanza di condivisione preventiva riguardo a temi cruciali come i fondi Pnrr, le politiche sociali e le strategie su Sacal, spesso ridotti a passaggi formali in riunioni di Giunta fin troppo veloci.
«Abbiamo evitato per lungo tempo di esasperare i toni privilegiando il dialogo per il bene della stabilità della città — ha tuonato la Ferro — ma non siamo disposti a porgere l’altra guancia. Non si può chiedere l’alto profilo solo al nostro partito».
L’aspetto politicamente più denso e strategico della conferenza stampa risiede però nella posizione assunta rispetto ai propri rappresentanti in consiglio comunale. Fratelli d’Italia non esce formalmente dalla maggioranza e non ritira le truppe, lasciando il vicesindaco al suo posto e i tre consiglieri comunali eletti liberi di fare le proprie valutazioni nell’interesse della città. Dietro questa apparente concessione di autonomia si cela tuttavia un doppio e sofisticato avvertimento indiretto. Da un lato, la Ferro toglie al sindaco Murone una rete di protezione automatica, dissociando il partito dalla gestione amministrativa. Dall’altro, il messaggio è indirizzato proprio ai tre consiglieri comunali, storicamente vicini all’area dell’assessore regionale Montuoro e finora restii a incrinare i rapporti con la giunta.
La Ferro, di fatto, mette i consiglieri davanti a un bivio politico, invitandoli a scegliere liberamente da che parte stare ma ricordando che la loro autonomia non modificherà l’insoddisfazione e il giudizio critico del partito verso l’azione del sindaco.
Inoltre anche la posizione di Wanda Ferro rispetto alla presenza nella Giunta Murone dei rappresentanti legati al neo-partito di Vannacci (il gruppo Futuro Nazionale) è improntata a una forte rigidità politica, dettata dalle linee guida nazionali del partito.
La leader di FdI non accetta che i cambi di casacca avvenuti in consiglio comunale e all’interno dell’esecutivo — dove esponenti ex leghisti sono confluiti nel movimento di Vannacci — vengano derubricati a semplici dinamiche locali. Per la Ferro, la nascita di questa nuova forza e il conseguente riassestamento della Giunta non possono essere gestiti dal sindaco Murone in totale autonomia o a discapito degli equilibri originari della coalizione di centrodestra.
Il monito lanciato da Fratelli d’Italia è chiaro e si rifà direttamente alle direttive nazionali: chi tradisce il mandato popolare o si sposta su posizioni non concordate altera la natura stessa della maggioranza. La Ferro ha infatti ricordato in modo perentorio che chi sceglie di votare con le opposizioni si pone automaticamente all’opposizione, e chi è stato eletto in una coalizione deve tenere fede al patto con gli elettori. Di conseguenza, FdI guarda con estrema diffidenza e aperta critica alla convivenza forzata con il gruppo di Vannacci nell’esecutivo lametino, interpretando la tolleranza del sindaco verso queste manovre come l’ennesimo segnale di svalutazione del peso politico dei partiti tradizionali (e in primis di FdI) che hanno determinato la vittoria elettorale.
Ad appena un anno dal trionfo elettorale, il quadro politico in via Perugini si riscopre quanto mai fragile, frammentato da cambi di casacca e rimpasti di giunta. Fratelli d’Italia resta formalmente in maggioranza, ma con una postura fortemente critica. La corda è tesa al massimo: la palla passa ora al sindaco Murone, chiamato a ricucire un rapporto fiduciario ridotto ai minimi termini o a governare sotto la costante minaccia di una faglia pronta a trasformarsi in una crisi irreversibile.








