Ragazza lametina operata e curata per una malattia inesistente

ospedale-crotone-02Lamezia Terme- Il Pubblico Ministero aveva chiesto l’archiviazione, mentre il GIP del Tribunale della città pitagorica ha disposto, condividendo la prospettazione contenuta nell’opposizione dei legali della persona offesa, avvocati Giancarlo Nicotera e Ramona De Sando del Foro di Lamezia Terme, l’imputazione coatta per il reato ex art. 590 c.p..
Si farà dunque il processo a carico del medico ospedaliero crotonese M. A. che, secondo la ricostruzione accusatoria ritenuta fondata dal GIP, avrebbe operato agli occhi una paziente sana che non aveva nessuna malattia, è questa la decisione del GIP di Crotone, dottoressa Lucia Anna Altamura.
Il Giudice riconoscendo elementi idonei a sostenere l’accusa in giudizio, ha infatti ordinato al P.M. di formulare l’imputazione per il reato di lesioni.
Curata per anni ed operata a Crotone per una malattia che non ha mai avuto è questa la bruttissima esperienza accaduta a I.M. ragazza lametina che, per cinque lunghi anni, ha vissuto con l’incubo di essere affetta da una malattia degenerativa ad entrambi gli occhi ed esattamente il Cheratocono.
Il cheratocono è una patologia progressiva che colpisce la cornea che deve essere necessariamente curata per non compromettere irrimediabilmente la vista. Se non diagnosticata tempestivamente o non trattata in modo corretto, può portare al trapianto di cornea. È una malattia da cui non si guarisce.
Stante alla ricostruzione dei fatti tutto parte nel lontano 2009, allorquando I.M. scopre di essere affetta da questa malattia progressiva agli occhi che le viene diagnosticata presso l’Azienda Ospedaliera 5 di Crotone. I certificati non lasciano ombra ad alcun dubbio: la malattia è certa, va monitorata costantemente e deve essere curata con le terapie più idonee.
Da qui è iniziato il lungo calvario della giovane lametina, oggi trentaduenne che, oltre a seguire l’iter terapeutico, periodicamente si sottopone a controlli per valutare l’eventuale progressione o meno della malattia.
Tanti viaggi a Crotone con l’ansia che la patologia peggiori, sino a quando nel 2013 arriva il giorno in cui i medici le dicono che l’unica possibilità rimasta per arginare il cheratocono è quella dell’intervento chirurgico.
Le dicono quello che sa già: la malattia non può scomparire, ma si può fermare – per non farla progredire con effetti gravissimi per gli occhi – solo intervenendo chirurgicamente.
I.M. si sottopone a due interventi (uno per ogni occhio a distanza di due mesi), segue la prognosi e le prescrizioni dei sanitari e, dopo tanto penare, pensa di essere stata fortunata per aver scoperto la malattia in tempo utile per fermarla e per non subire la progressiva perdita della vista.
Le brutte sorprese per la paziente non sono però ancora finite.
Informata che può usufruire di alcuni benefici di legge, chiede il riconoscimento della sua patologia invalidante;
Incredibilmente però le viene risposto dagli uffici pubblici medici competenti che non ha nessuna malattia e che non è affetta in alcun modo dal Cheratocono e che, pertanto, non può usufruire di certificazione che attesti la contrazione di tale malattia.
I.M. scopre così che per anni si è curata per una patologia che non aveva, si è perfino operata per tamponare gli effetti di una malattia mai contratta.
Lei non hai sofferto di cheratocono perché così attestano, con certezza assoluta, i riscontri obiettivi effettuati da diversi medici italiani ove ella si è recata per capire, se possibile, perché per anni ha dovuto affrontare un calvario umano e psicologico inutile per una malattia degenerativa inesistente.
Il processo dovrà valutare se le due operazioni inutili abbiano prodotto danni penalmente rilevanti alla ragazza lametina.