Tra invecchiamento del personale medico, drastica riduzione dei posti letto e bassa aspettativa di vita in buona salute, la Calabria rappresenta l’epicentro delle disuguaglianze nell’accesso al diritto alla salute in Italia.
Roma, Luglio 2026 – L’audizione dell’Istat presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, tenutasi il 7 luglio 2026, fotografa un’Italia spaccata in due sul fronte dell’attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dell’erogazione delle prestazioni sanitarie. In questo scenario, la Regione Calabria emerge tristemente come l’area territoriale in cui si concentrano le maggiori criticità strutturali, demografiche e assistenziali del Paese.
La scure sui posti letto: Calabria maglia nera per tagli
Negli ultimi decenni, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha subito profonde riorganizzazioni che hanno impattato pesantemente sull’offerta ospedaliera. A livello nazionale, il tasso di posti letto ordinari nel 2023 si è attestato al 3 per mille residenti, al di sotto degli standard fissati dal DM 70/2015.
Se il Mezzogiorno ha registrato una riduzione complessiva del 56,4% dei posti letto, la Calabria è la regione che ha subito il calo più drastico in assoluto a livello nazionale, con un crollo del -61,2%, posizionandosi all’estremo opposto rispetto alla Valle d’Aosta, dove la contrazione è stata più contenuta (-20,7%).
Personale sanitario: carenze croniche e una “bomba a orologeria” anagrafica
Il dossier Istat evidenzia una drammatica carenza e un marcato invecchiamento del personale sanitario in Calabria, configurando una vera e propria emergenza per il prossimo futuro.
- Infermieri: Le dotazioni regionali vedono la Calabria (insieme alla Campania) agli ultimi posti in Italia, con appena 5,0 infermieri per 1.000 abitanti, ben distanti dalle regioni più virtuose come la Liguria o l’Emilia-Romagna (7,6). A peggiorare il quadro è l’età anagrafica: la Calabria ha la quota più alta d’Italia di infermieri over 60 (18,7%), contro il 4,8%-5,9% delle province autonome di Trento e Bolzano.
- Medici: Lo squilibrio diventa ancora più marcato se si analizza la componente medica. L’età media dei medici in Calabria è la più alta d’Italia (57 anni, contro i 50 anni di Bolzano).
- Il record dei medici over 60: La Calabria si colloca all’estremo vertice nazionale per anzianità del personale medico: il 55,9% dei medici calabresi ha già compiuto o superato i 60 anni (a fronte del 27,1% di Bolzano e di una media nazionale del 42,5%). Nell’area chirurgica e nell’area medica, oltre la metà dei medici è prossima al pensionamento, minacciando la continuità stessa delle cure nei prossimi anni.
Condizioni di salute e qualità della vita: un divario di 15 anni
Le carenze strutturali si riflettono inevitabilmente sullo stato di salute della popolazione. L’indicatore della speranza di vita in buona salute alla nascita mostra un divario drammatico all’interno della penisola: mentre nella Provincia Autonoma di Bolzano un cittadino può aspettarsi di vivere in media 67,9 anni in buona salute, in Calabria questo dato crolla a soli 52,6 anni (53,7 per gli uomini e 51,6 per le donne). Si tratta di una forbice di oltre 15 anni di vita salubre persi rispetto al Nord.
Inoltre, l’aspettativa di vita a 65 anni senza limitazioni è di appena 8,8 anni in Calabria, rispetto ai 12,3 anni di Trento. La Calabria detiene anche il primato per la quota più elevata di popolazione multicronica (18,4%), legata anche a stili di vita e a una minore efficacia della prevenzione sul territorio.
Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e Mobilità Sanitaria Passiva
I punteggi relativi alla valutazione dell’offerta di personale e alla resilienza dei servizi confermano le difficoltà calabresi: per l’assistenza medica e infermieristica la Calabria fa registrare i punteggi più bassi d’Italia (punteggi inferiori a 6,5, contro i valori superiori a 7 o 8 di regioni come Toscana e Umbria).
La conseguenza naturale di una rete assistenziale percepita come debole o insufficiente è la mobilità sanitaria passiva (i cosiddetti “viaggi della speranza”). I cittadini calabresi sono costretti a migrare verso le strutture del Centro-Nord per ricevere cure adeguate, in particolare per l’alta specializzazione. I dati Istat confermano che la Calabria è la regione d’Italia con il tasso di mobilità passiva più critico, raggiungendo una quota del 22,8%, drenando ulteriormente risorse economiche che vengono così trasferite verso i sistemi sanitari del Nord, impoverendo ulteriormente il bilancio regionale.
Conclusioni
Il quadro emerso dall’Audizione Istat del luglio 2026 non lascia spazio a dubbi: la Calabria si trova in una condizione di profonda vulnerabilità strutturale. Senza un piano straordinario di investimenti mirato all’assunzione di nuovo personale medico e infermieristico, al ricambio generazionale e al potenziamento della medicina territoriale, il divario di cittadinanza tra la Calabria e il resto d’Italia è destinato ad ampliarsi, compromettendo il principio costituzionale di universalità ed equità del Servizio Sanitario Nazionale.









