Pasqua:morte e resurrezione di Cristo tra tradizioni popolari e celebrazioni

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LA ‘GIUDAICA’ DI LAINO BORGO, 150 PERSONE METTONO IN SCENA LA PASSIONE

Lamezia Terme – Tradizioni popolari pagane e celebrazioni religiose si intrecciano nelle oltre tremila rappresentazioni viventi che si susseguono in Italia nel corso della Settimana Santa. Da Nord a Sud e’ un continuo scorrere di processioni, riti religiosi, feste popolari, spettacoli sacri, tradizioni folcloristiche. Interi paesi scendono in piazza per celebrare il dramma delle Passione e della Resurrezione del Cristo. A Laino Borgo (Cosenza), all’interno
del maestoso scenario del monte Pollino, si svolge ormai da tre secoli la Giudaica del Venerdi’ Santo. Si tratta di una vera e propria rappresentazione teatrale all’aperto, tratta da un antico manoscritto del 1600 e che narra il processo, la relativa condanna, morte e crocifissione di Gesu’. Tale rappresentazione anticamente si svolgeva, con ogni probabilita’, al Santuario della Madonna dello Spasimo dove fu messa in scena per la prima volta dopo il viaggio compiuto da Biagio Longo, nel 1557, in Terra Santa. La rappresentazione ha una durata di circa sei ore e coinvolge 150 persone del paese e vestiti in  costume.
La qualita’ delle stoffe e dei tagli utilizzati per le scene, si mescolano all’impegno che ogni famiglia dedica a questo particolare evento il quale, fin dal principio, viene celebrato ogni due anni. Non esiste famiglia,  infatti, che non abbia avuto almeno un parente partecipante per una o piu’ edizioni. Le scene sono 19, si svolgono in diversi luoghi del paese e vanno dall’incontro di Pietro e Giovanni con Marco, seguito dall’ultima cena, fino  alla deposizione del cristo morto.

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Ancora nel Pollino, a Verbicaro, si ripete ogni Giovedi’ Santo la tradizione medievale dei ”battenti” o ”flagellanti”. Gli uomini che si dovranno flagellare si riuniscono in una cantina del paese e,  dopo essersi cambiati d’abito ed indossata una tunica rossa, iniziano a schiaffeggiarsi le gambe aiutati dal ”cardillo”: strumento di tortura formato da un cilindro di sughero sul quale sono infisse cinque punte di vetro acuminate. Dopo aver fatto fuoriuscire il sangue, si cingono il capo di un fazzoletto vermiglio come la veste ed iniziano a correre con le mani incrociate sul petto per le vie del paese. I flagellanti devono compiere tre giri di tutto l’abitato, avendo cura di fermarsi davanti alle chiese, alle edicole sacre e dai familiari ed amici prima di lavarsi nella fontana. Cosi’ facendo, i battenti percorrono lo stesso percorso che la processione attraversera’ due ore dopo, all’alba, e che si concludera’ la mattina successiva.
CRISTIANESIMO GRECO E TRADIZIONI CORALI SI MESCOLANO NELLE FESTE LUCANE
Ma e’ nella notte del Venerdi’ Santo che in tutta Italia che le strade, illuminate da sole fiaccole, vengono percorse da affollate processioni con penitenti a piedi scalzi o in catene, nel ricordo del faticoso percorso  della Redenzione. Le rappresentazioni piu’ antiche, radicate nella cultura locale, preparate e seguite dall’intera comunita’, sopravvivono oggi fuori dai circuiti turistici e spesso lontano dai grandi centri urbani, soprattutto nell’Italia del Sud e nelle isole. Spettacolo nello spettacolo, la popolazione sente e vive quanto raccontato e ricordato enfatizzando misteri, sofferenze e gioie: un codice di gesti rituali indecifrabile da chiunque non appartenga alla  comunita’, ma affascinante e misterioso allo stesso tempo. Come in Basilicata,  dove il territorio montano e impervio ha permesso la conservazione assoluta e  fedele di tutti i riti storici. Ogni centro abitato ne conserva di propri, e non  sono ammesse ‘intrusioni’ in chiave moderna. Nel potentino i riti e feste legate  alla Passione e alla Pasqua si dipanano attraverso gesti e movenze antiche sullo sfondo di tradizioni corali. La magia delle sacre rappresentazioni nasce dai tempi dei bizantini, dalle tradizioni del cristianesimo greco, presente e vivo nelle cappelle scavate nelle grotte, nelle icone sacre dipinti sui muri diroccati.
BARILE (POTENZA), I NEGRI E LA ZINGARA ‘INTRUSI’ NELLA FESTA CATTOLICA

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A Barile, piccolissimo centro nella provincia di Potenza, la Via
Crucis e’ interpretata da uomini e donne, simbolo della espiazione comune dei peccati. Tutti nel paese lavorano, nelle settimane precedenti, alla riuscita  della processione. Lungo il percorso vengono innalzati una serie di palchi per  la rappresentazione dei diversi episodi della Passione: il Cristo nell’orto, la  cattura, Ponzio Pilato, la Via Crucis, la crocifissione. Il giovane che
impersona il Cristo deve digiunare ed espiare ogni colpa i tre giorni prima della processione. Viene lavato, unto e vestito da sole donne, ognuna delle quali si cura del suo vestiario. La processione ha un ritmo frenetico sostenuto  dalla presenza di uomini vestiti da soldati che si muovono a cavallo su e giu’
per le strade del paese. Intorno a loro si agitano gruppi di personaggi: i romani, i sacerdoti, il popolo, e ancora la Maddalena, la Madonna, gli apostoli.
La Vergine viene rappresentata in due versioni, con un vestiario diverso: da  giovane e da anziana. In questa atmosfera tutta ricostruita dai Vangeli,  compaiono all’improvviso alcune figure di fantasia legate alle paure ancestrali  celebrate dei riti pagani. La figura del ”Negro” che rappresenta lo straniero,
indossa un mantello con piume colorate e gioca con un altro ”Negro” bambino a  tirarsi una palla avanti e indietro. Poco dopo compare anche la ”Zingara”,  altro personaggio dai toni oscuri e misteriosi, che porta un vestito decorato da  tutti gli ori del paese: simbolo di una ricchezza che nasconde malvagita’ e
pericolo. La gente si difende da lei donandole, anche per un solo giorno, tutti  i propri averi. Espiazione collettiva dei peccati e esorcizzazione delle paure e delle superstizioni.
L’ACCENSIONE DEL FUOCO SACRO E LO ”SCOPPIO DEL CARRO” A FIRENZE

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A Firenze sopravvive l’antica tradizione della Famiglia Pazzi, che, nel giorno  di Pasqua, incendio’ i frammenti della pietra del Santo Sepolcro, donati in  ricompensa a Goffredo di Buglione, cavaliere fiorentino che, durante la prima  crociata, pianto’ il Vessillo della Croce a Gerusalemme. Oggi, questo rito  continua con un grande carro che, trainato da buoi bianchi inghirlandati e  scortato da uomini armati, musici e sbandieratori, procede per le vie della
citta’ fino ad arrivare sul sagrato del Duomo. L’Arcivescovo si reca la mattina  nella piu’ antica chiesa della citta’, quella dei SS. Apostoli dove si conserva  il fuoco benedetto. Lo prende per portarlo all’altar maggiore del Duomo. Da una  colombina in forma di piccione, parte lungo un filo per andare ad accendere il
carro sulla piazza davanti alla porta centrale; e sempre schizzando fuoco dalla  coda ritorna all’altar maggiore. Dalla riuscita piu’ o meno perfetta del suo  volo si traggono i pronostici di fortuna o di disgrazia per l’anno corrente nella citta’ di Firenze.

LA ”SETTIMANA SANTA” AD ALGHERO TRAMANDATA DAGLI OCCUPANTI SPAGNOLI

Alghero

Nelle isole le tradizioni cristiane italiane si mescolano con i riti degli altri  paesi che, nel corso della storia, le hanno occupate. Come ad Alghero, in  Sardegna, dove gli aragonesi che si insediarono nel 1501, lasciarono ‘in dono’  celebrazioni della Sattimana Santa di chiara ispirazione spagnola. E cosi’
Cristo viene rappresentato da una storica statua lignea, ed esposto alla  devozione dei fedeli. Le donne vestite a lutto vi si affollano attorno in gesti  di devozione, per chiedergli una grazia, esprimere un voto. La cosiddetta  ”Semana Santa” si apre il martedi’ ”Dimarts Sant” con la processione dei  Misteri Dolorosi, prosegue il giovedi’ ”Dijous Sant” con la celebrazione della
Via Crucis. Venerdi’ 29, ”Divendres Sant”, si assiste al rito della
schiodatura del Cristo dalla croce, il ”desclavamant”, e la sua deposizione  nella culla.  Dalla chiesa della Misericordia parte la processione che accompagna il Cristo al lume delle ”farols”, piccole candele ricoperte da cartoncini rossi. I fedeli avanzano con un antico passo di danza che mima l’atto del  cullare il Cristo, mentre le Confraternite sfilano indossando cappucci a punta.
Il sabato, ”Dissabte Sant” e’ il giorno della veglia e dell’attesa della domenica di Pasqua, quando il Cristo risorto incontrera’ la Madonna tra voli di colombe e fuochi d’artificio. Una festa che dura sei interi giorni.

SULMONA SI TINGE DI ROSSO SANGUE

Sulmona

Venerdi’ Santo all’insegna del rosso a Sulmona. Rosso e’ il sangue del Cristo, rosse le insegne e il sacco dei Confrati della Santissima Trinita’. La cittadina in provincia dell’Aquila si tinge di questo colore. La processione si muove la sera dalla chiesa barocca dell’Annunziata preceduta da una banda di ottoni. Seguono i Confrati nel saio rosso che reggono le fiaccole; poi la bara del Cristo e la Madonna in lutto. La Scuola Cantorum intona il ”Miserere”. Il corteo avanza con passo lento alla luce delle torce e dei bengala, rientra a notte fonda nella chiesa della Trinita’. La domenica di Pasqua, dalla chiesa medievale di Santa Maria della Tomba avanza la processione aperta dai Confrati, con indosso una mantellina verde, che portano a spalla le antiche statue del Cristo Risorto, di San Giovanni e di San Pietro. Il Cristo si ferma. Poi il gesto della Madonna che prova ad aprire la porta del sepolcro dove giace il corpo di Cristo. Maria appare vestita di nero in segno di lutto. Inizia la processione stanca e lenta fin quando la Madonna, scorgendo la figura del figlio, corre da lui. Le cade di mano il fazzoletto bianco, segno del lutto, e appare una rosa rossa come il sangue che dona la vita. A questo punto vengono liberati i colombi e il rintocco delle campagne segna la conclusione della cerimonia. E, anche qui come a Firenze, dal battito d’ali delle colombe si potra’ decifrare l’andamento della stagione agricola e della vita cittadina.

PROCESSIONI E RITI DELLA TRADIZIONE SICILIANA, A RAGUSA LA ‘MADONNA VASA VASA’

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Nella provincia di Ragusa, in Sicilia, e’ noto il rito della ”Maronna vasa vasa”. Durante la mattina di Pasqua due cortei percorrono le vie del paese portando le statue del Cristo e della Madonna. Dalla Chiesa di Santa Maria a Modica (Ragusa) viene portata fuori la statua di Gesu’. Dopo mezz’ora viene fatta uscire quella di Maria che indossa una mantello nero in segno di lutto. La Madonna inizia subito la ricerca del figlio. A mezzogiorno finalmente si incontrano nella piazza principale. La Vergine avendo incontrato il Figlio  allarga le braccia e lascia cadere il mantello da dove si alzano in volo delle bianche colombe con dei nastri azzurri alle zampine. Maria si avvicina e bacia il Figlio. Al punto del ”vasa vasa” tutta la popolazione festeggia l’arrivo della Pasqua.

L”’ABBALLU DE LI DIAVULI” A PRIZZI (PALERMO), UNA LOTTA TRA BENE E MALE
L”’Aurora” a Castelvetrano, la Madonna e Gesu’ si incontrano

Castelvetrano

Sempre in Sicilia, a Castelvetrano (Trapani) la mattina di Pasqua, si festeggia  ”l’Aurora”, l’incontro tra il Cristo risorto e la Madonna. Gesu’ e’ una statua  di cartapesta portata a spalla da quattro uomini e deposta al lato della piazza.
La Madonna, avvolta in un mantello di velluto nero con in mano un fazzolettino che stringe al petto, viene posta all’altro lato. I due sono messi in modo che non si vedano. Allo squillo di una tromba, un angelo di cartapesta portato da quattro ragazzi, corre lungo la piazza annunciando a Maria la resurrezione del
figlio. La Madonna non crede alla notizia, e ben quattro volte l’angelo attraversa la piazza. La quinta volta l’angelo si ferma al centro, mentre Cristo risorto cammina lentamente ed altrettanto fa la Madonna. Al momento dell’incontro cade il mantello e Maria appare con il suo vestito bianco, un ampio mantello e una corona d’argento in testa. A quel punto suonano le campane  e scoppiano centinaia di mortaretti.
SPEZZANO ALBANESE, CANTI RITUALI NARRANO LA PASSIONE RESURREZIONE DI CRISTO
La ”diavolata” a Adrano, inferno e paradiso illustrati in piazza

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Mentre ad Adrano, in provincia di Catania, la domenica di Pasqua si svolge una  rappresentazione chiamata ”diavolata”. Al centro della piazza viene preparato un palco dove viene raffigurato da una parte l’inferno con i diavoli e dall’altra parte il paradiso. I protagonisti sono cinque diavoli, guidati da Lucifero, la morte, l’anima che e’ una bambina, e l’angelo, che e’ un bambino.
La diavolata rappresenta il trionfo del bene sul male, dopo una serie di  battaglie, di conflitti e di discussioni. Tutto e’ basato sulla parola e sui  versi, l’angelo costringe i diavoli a pronunciare ”Viva Maria”. La morte  indossa un costume da scheletro mentre i diavoli sono in abbigliamento rosso.  Ogni volta che appaiono sono preceduti da fumo e fiamme. L’angelo ha invece una
bianca tunica con le ali.

Anche a Prizzi, in provincia di Palermo, la tradizione rappresenta la lotta tra male e bene. Inquietanti maschere di zinco, vestite di rosso, denti bianchi lunghi e sporgenti, teste sormontate da enormi corna. Sono i diavoli che  danno vita ad una caratteristica sfilata nel giorno di Pasqua. Per tutta la  giornata gruppi di giovani che impersonano i diavoli girano per il paese  cercando di catturare quante piu’ anime possibile. Con loro vi e’ anche la
morte, che armata di balestra, indica fra i passanti le cosiddette vittime. Chi  e’ simbolicamente colpito dalla morte non ha via di scampo: viene preso dalla  turba di diavoli e trascinato di peso al piu’ vicino inferno che non e’ altro  che un bar o un’osteria. Qui il malcapitato e’ costretto ad offrire da bere a  tutti. Nel pomeriggio entra in scena la Madonna che esce dalla chiesa principale
e va incontro al Cristo risorto. Alla visione della madre e del figlio riuniti,  i diavoli interrompono il ballo e altri giovani in veste di angeli li catturano  e li portano al cospetto della Madonna. I diavoli domati si inginocchiano fra le  due statue e si tolgono le maschere chiudendo la rappresentazione.

Fa storia a se’ la Pasqua a Spezzano Albanese, il paesino di  lingua albanese della Calabria. Qui, ci si richiama al rito ortodosso per una  celebrazione che affonda le sue radici nella vittoria dell’eroe nazionale  Skanderbeg contro gli Ottomani del XV secolo avvenuta proprio nel giorno di  Pasqua. Il sabato prima della domenica delle Palme si celebra la resurrezione di  Lazzaro con le Kalimere. Questi ultimi sono dei canti che s’intonano dalla sera
di sabato girando di porta in porta e ricevendo in cambio doni. Questi canti  rituali sono in lingua albanese e narrano, sotto forma di versi poetici, la  passione, morte e Resurrezione del Cristo. La Kalimera eseguita durante la  Settimana Santa narra il lungo peregrinare della Madonna alla ricerca della  tomba del Figlio. Sorretta da due donne che le indicano la strada, la Madre
esplode in un pianto funebre. La notte del sabato di Pasqua, il Papas accende il cero del Santissimo ed invita i fedeli ad uscire dalla chiesa ed accendere  ognuno la propria candela dalla torcia benedetta. Una volta sul sagrato, di  fronte all’ingresso della porta principale, i fedeli insieme al Papas intonano  lunghe preghiere ed il capo spirituale della comunita’ batte per tre volte con  un bastone il portone della Chiesa, fino a quel momento chiuso. All’interno  riecheggia la voce di un uomo, che rappresenta le forze del male oppure il  Demonio, e che instaura un vero e proprio dialogo con il Papas . Al terzo  rintocco la porta si apre, la chiesa riluce mentre risuona il ”Cristos  Ane’sti”, Cristo e’ risorto. Ma la Pasqua albanese e’ rappresentata anche da  antichi rituali come le ”Vallje”, balli caratteristici della Settimana Santa  che ”resistono” solo in pochi comuni come Frascineto, mentre famosi sono i  ”Kulaci”, dolci tipici della tradizione pasquale albanese.