Lamezia Terme, l’Amministrazione Murone al capolinea: l’effetto Vannacci spacca il centrodestra, sindacati e partiti isolano il Sindaco

Lamezia Terme, 23 giugno 2026 – Quella che fino a poche settimane fa sembrava una navigazione sicura per il sindaco Mario Murone si è rapidamente trasformata in una tempesta perfetta. L’amministrazione comunale di Lamezia Terme si trova oggi stretta in una morsa micidiale, schiacciata da un lato dall’insurrezione totale della macchina burocratica interna e dall’altro dall’azzeramento politico della sua stessa maggioranza di centrodestra. Al centro di questa profonda faglia si collocano il delicato caso Vannacci e lo strappo definitivo operato dai vertici regionali di FdI, un intreccio di tensioni che trasforma la città della Piana nell’epicentro di uno scontro politico ben più ampia dei confini comunali.

​La crisi ha prima di tutto radici gestionali profonde e nasce direttamente all’interno del municipio. Per la prima volta nella storia del comune lametino, si è assistito a una saldatura sindacale e burocratica senza precedenti, culminata in un duro “Documento Unitario” sottoscritto da tutte le sigle sindacali, dai dirigenti comunali e dallo stesso Segretario Generale. Le accuse sollevano il velo su una paralisi gestionale cronica, su tensioni quotidiane ormai accumulate e su una totale difficoltà nelle relazioni umane e professionali con i vertici dell’apparato amministrativo. Questo vicolo cieco ha di fatto congelato l’attività ordinaria dell’Ente, privando il sindaco della sua principale cinghia di trasmissione e lasciando i servizi ai cittadini in una situazione di pericoloso stallo.

​A far esplodere definitivamente il quadro politico è stata però la geopolitica interna al centrodestra. La decisione dell’assessore Donatella Amicarelli e di una parte della rappresentanza consiliare di aderire ufficialmente al movimento politico del generale Roberto Vannacci ha aperto una ferita insanabile. Lamezia si è scoperta improvvisamente il laboratorio di un esperimento politico che punta a ridefinire gli equilibri della destra calabrese, attirando l’attenzione dei grandi tessitori della politica regionale e spaventando i partiti tradizionali.

​Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno reagito immediatamente alzando un muro invalicabile, chiedendo a Murone la revoca immediata delle deleghe all’assessore Amicarelli e pretendendo l’esclusione formale del neonato gruppo consiliare dal perimetro della maggioranza, così da evitare che la città diventasse la testa di ponte di una corrente euroscettica e destabilizzante. Su questa linea si è espresso con fermezza anche il governatore della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha recapitato al primo cittadino un messaggio inequivocabile, chiarendo che il gruppo di Vannacci venga messo alla porta per salvaguardare l’asse storico del centrodestra, pena la fine immediata dell’esperienza amministrativa.

​Se il diktat su Vannacci sembrava l’ultimo avviso, il vero e proprio de profundis politico per Murone è arrivato con la presa di posizione dello stato maggiore calabrese di Fratelli d’Italia, capitanatol dalla coordinatrice regionale Wanda Ferro. Il partito di maggioranza relativa ha preso ufficialmente e pubblicamente le distanze dal sindaco, formalizzando una rottura che era nell’aria da mesi, alimentata anche da recenti e pesanti dimissioni all’interno dell’esecutivo. Fratelli d’Italia ha di fatto sfiduciato Mario Murone e il vicesindaco, lasciando i propri tre consiglieri comunali liberi di determinarsi in aula. Questo disallineamento totale certifica come il rapporto di fiducia sia ormai irrimediabilmente compromesso, togliendo al primo cittadino la copertura del partito trainante e svelando la fragilità di una giunta priva di una reale base aritmetica in Consiglio.

​La percezione generale che emerge da questa caotica gestione della crisi è quella di un’amministrazione ormai ripiegata su se stessa, incapace di produrre risposte concrete per il territorio. Le opposizioni progressiste e i movimenti civici stanno già affilando le armi, evidenziando come lo scontro non sia basato su visioni programmatiche o sul futuro dello sviluppo urbano, ma esclusivamente su un brutale regolamento di conti interno ai partiti per la gestione delle poltrone. Il rischio concreto è che Lamezia rimanga ostaggio di questa agonia politica in un momento economico delicatissimo, caratterizzato dalle scadenze dei fondi europei e del PNRR, contesti in cui la stabilità amministrativa dovrebbe essere l’unica vera priorità.

​Mario Murone si trova adesso davanti a un bivio drammatico da cui è difficile uscire indenni. Senza l’appoggio dei partiti che lo hanno eletto, con il veto del Governatore Occhiuto, con la scure di Wanda Ferro e con la burocrazia comunale in stato di agitazione permanente, le opzioni sono ridotte al lumicino. Cedere ai diktat e cacciare i fedelissimi di Vannacci potrebbe non bastare più a ricostruire un legame politico e personale ormai troppo logoro, mentre resistere significherebbe andare incontro a una inevitabile e traumatica mozione di sfiducia in Consiglio Comunale. Per Lamezia Terme, il ritorno anticipato alle urne sembra non essere mai stato così vicino.

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